mercoledì, aprile 26, 2006

01-10-05 Tour in MTB nel parco naturale di Fanes-Sennes-Braies

Lunghezza: 60 km
Dislivello: mt 1614 (solo salita)
Quota di partenza: San Vigilio di Marebbe mt. 1240
Quanta massima: Passo di Limo mt. 2159
Tempo di percorrenza: 5 ore ca
Punti di appoggio: Rif. Pederù, Rif. Fanes, Rif. Ra Stua, Rif. Sennes
Difficoltà: Difficile

L’idea della “spedizione” è partita dal "Gian", invitando il gruppo ad un’uscita che si distaccasse un po’ dai soliti itinerari, già abbastanza pubblicizzati e fin troppo pedalati. Per questo si è deciso, su consiglio di qualche autoctono di mia conoscenza, di cimentarci nell’affrontare il Parco Naturale di Fanes – Sennes – Braies, noto per l’omonimo lago (lago di Braies), perla indiscussa delle Dolomiti alto atesine. E come un’avventura sembrava iniziata la giornata, quando la temperatura di primo mattino ci ha ricordato, con una bella rinfrescata, l’autunno ormai incombente.
Al nostro arrivo il tempo ci ha accolti con un cielo che prometteva tutt’altro che bene e una temperatura che invitava ad una cioccolata calda pre – partenza. Detto fatto ci siamo scaldati in un bar tipico locale, dove passato e presente si incrociano dando vita all’atmosfera di questi luoghi. Una volta ritemprati, abbiamo raggiunto il nostro punto di partenza, il parcheggio del campo sportivo di San Viglio di Marebbe (mt. 1240). Si consiglia di lasciare lì la macchina e non in paese, sia perché si è direttamente all’imbocco della vallata, dalla quale poi noi proseguiremo per il parco, sia perché un po’ di discrezione permette al ciclista di preparare al meglio la sua “impresa giornaliera” (vedi stretching, riscaldamenti vari, passare frettolosamente dall'abbigliamento estivo a quello invernale, ecc…).
Una volta pronti, ci siamo diretti alla volta del rifuigio Pederù ( mt. 1548 ) seguendo una comoda strada asfaltata in leggera salita di 10 km, ideale per scaldarsi la gambe prima della salita. Ci sarebbe anche la possibilità di seguire una strada sterrata sulla sinistra….noi abbiamo evitato questa piccola fatica in più, consci della lunghezza del percorso che ancora ci attendeva.
Una volta raggiunto il rifugio Pederù (detto Ostaria Pederù, in lingua locale), la finestra che ci si è aperta davanti lasciava immaginare allo spettacolo che ci attendeva una volta proseguito.

Ci si può anche soffermare qualche minuto per consultare appositi tabelloni informativi sulla flora e fauna locali, sulle montagne che man mano incontreremo, ecc…

All’incrocio posto proprio di fronte al rifugio, si prende il sentiero con indicato rifugio Fanes e Passo di Limo (sentiero n°7). La strada, per le prime decine di metri è abbastanza pianeggiante, poi comincia a salire con ripetitivi tornanti su fondo ghiaioso che mettono già a dura prova i polpacci dei ciclisti.

Una volta superata questa pendenza iniziale raggiungendo quota 1850 metri, la strada si addolcisce, lasciando riposare le gambe su uno sentiero che costeggia mughi, rigagnoli d’acqua, piccoli laghetti e pascoli alpini, proseguendo con un sali – scendi abbordabile anche al ciclista meno allenato.

Si raggiunge quindi, in prossimità del Fanes, un incrocio che direziona verso un altro rifugio (rif. Lavarella, mt. 2042) da noi evitato per mancanza di tempo. Quindi abbiamo preso alla volta del rifugio Fanes (Utia de Fanes, mt. 2060) seguendo il sentiero n° 10-11 e in pochi minuti abbiamo raggiunto il nostro secondo punto di riferimento, al quale ci siamo fermati per un veloce rifornimento e per scattare qualche foto – ricordo.

Siamo poi rimontati in sella seguendo le indicazioni per Passo di Limo. La strada comincia già da subito a salire, dapprima con un susseguirsi di tornanti di media pendenza, per finire in un’ultima rampa dalla pendenza micidiale che obbliga i ciclisti meno abili a proseguire a piedi. Conclusa questa breve ma intensa fatica si raggiunge il Passo di Limo (Ju de Limo, mt. 2159) dove lo sforzo fatto in precedenza viene ampiamente ricompensato da un panorama mozzafiato a 360° sulle Dolomiti e sul laghetto omonimo (Je de Limo). Superato il laghetto si scende leggermente (saltando le prime indicazioni sulla sx) fino ad arrivare ad un incrocio (mt. 2110, ben segnalato) dove, tra le altre indicazioni, vi è quella per il sentiero n°10. Si prende per quella direzione imboccando l’inizio della discesa che sicuramente appagherà tutti i ciclisti con curve e tratti tecnici tanto impegnativi quanto divertenti.

Nello scendere, circa a metà strada, si passa su un ponticello di legno, chiamato Ponte Alto, che sovrasta il Rio di Fanes da un’altezza di 80m…vale la pena fermarsi! Si continua quindi per il sentiero (da n° 10 diventa n° 10-401) fino a raggiungere, a pochi km dalla provinciale che collega Cortina d’Ampezzo con il Passo di Cime Bianche, un sentiero sulla sx con indicazione per Ra Stua. Prendendolo si raggiunge una sbarra di ferro e da lì inizia la salita per il rifugio Sennes. I primi km sono belli in salita, con pendenze che in certi punti arrivano al 20 % (sentiero n° 6). Dopo ca. 3 km su strada asfaltata, si raggiunge il rifugio Ra Stua (mt. 1668) dove è possibile sostare prima di affrontare l’ultimo pezzo di salita.

La struttura presenza le tipiche fattezze del rifugio di media montagna, accessibile alle macchine e quindi frequentato da famiglie e bambini…insomma, il tipico posto da pic-nic domenicale dove si può trovare l’atmosfera montana senza essere obbligati ad affrontare lunghe camminate.

L’ultimo pezzo di salita si affronta proseguendo per il sentiero n° 6, i primi km si presentano con pendenze pedalabili, tra i pascoli della vicina malga fino a raggiungere una tratta davvero impossibile, 2 km con rampe superiori al 20% su fondo sterrato, che nemmeno con un buon allenamento si riescono ad affrontare montanti in sella e tutti d’un fiato.

Superato quest’ultimo ostacolo si prosegue per circa 1 km, per lo più pianeggiante, tra massi di origine glaciale, fino a raggiungere l'obbiettivo ultimo, il rifugio Sennen (Utia de Senes, mt. 2116).

Da qui poi è tutta discesa. Inizialmente si scende per i pascoli, si raggiunge il bosco tra divertenti tornanti su fondo ghiaioso fino a raggiungere l’ultimo tratto… una serie di tornanti con pendenze vertiginose su fondo cemento + ghiaia che mettono a dura prova i freni della bici e l’attenzione del ciclista.

E’ impressionante come nello scendere si riescano a scorgere allo stesso tempo il rifugio Pederù, a strapiombo sotto di noi, e i rocciatori che si cimentano nell'affrontare una via sulla parete verticale adiacente al sentiero.

Terminata tale discesa abbiamo raggiunto nuovamente il rifugio Pederù (punto di partenza iniziale) e da qui riprendiamo alla volta della macchina, seguendo nuovamente i 10 km di asfalto (questa volta in discesa) che indubbiamente sono un ottimo aiuto per smaltire la fatica accumulata durante la giornata.

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