mercoledì, aprile 26, 2006

11-12-05 Lago di Monticolo - variante "NEVE"

Partiamo da Bolzano per il solito giro a Monticolo, questa volta però la variante è rappresentata dalla copiosa neve. Pedalare sulla ciclabile in salita è davvero faticoso, ma divertente. Immagine della ciclabile Bolzano - Appiano.


Neve bagnata e abbondante, non si va avanti. Facciamo una pausa e sgonfiamo ancora un pò le gomme. Purtroppo ben presto ci accorgiamo che non fa molta differenza.

Proseguiamo, arriviamo nel bosco e sotto gli alberi lo strato di neve è inferiore. Diventa più pedalabile. Immagini dal bosco.

Arriviamo al lago grande di Monticolo, lo scenario, ovattato e irreale è magnifico. Vista del lago.

Prendiamo la via del ritorno, ben presto ci accorgiamo di dover pedalare anche in discesa ed è anche più faticoso e difficile di quanto non lo fosse stato in salita.

Io dico: "A metà, tra vergona e soddisfazione, torniamo a casa felici come BAMBINI". Scusa se è poco!!!

01-10-05 Tour in MTB nel parco naturale di Fanes-Sennes-Braies

Lunghezza: 60 km
Dislivello: mt 1614 (solo salita)
Quota di partenza: San Vigilio di Marebbe mt. 1240
Quanta massima: Passo di Limo mt. 2159
Tempo di percorrenza: 5 ore ca
Punti di appoggio: Rif. Pederù, Rif. Fanes, Rif. Ra Stua, Rif. Sennes
Difficoltà: Difficile

L’idea della “spedizione” è partita dal "Gian", invitando il gruppo ad un’uscita che si distaccasse un po’ dai soliti itinerari, già abbastanza pubblicizzati e fin troppo pedalati. Per questo si è deciso, su consiglio di qualche autoctono di mia conoscenza, di cimentarci nell’affrontare il Parco Naturale di Fanes – Sennes – Braies, noto per l’omonimo lago (lago di Braies), perla indiscussa delle Dolomiti alto atesine. E come un’avventura sembrava iniziata la giornata, quando la temperatura di primo mattino ci ha ricordato, con una bella rinfrescata, l’autunno ormai incombente.
Al nostro arrivo il tempo ci ha accolti con un cielo che prometteva tutt’altro che bene e una temperatura che invitava ad una cioccolata calda pre – partenza. Detto fatto ci siamo scaldati in un bar tipico locale, dove passato e presente si incrociano dando vita all’atmosfera di questi luoghi. Una volta ritemprati, abbiamo raggiunto il nostro punto di partenza, il parcheggio del campo sportivo di San Viglio di Marebbe (mt. 1240). Si consiglia di lasciare lì la macchina e non in paese, sia perché si è direttamente all’imbocco della vallata, dalla quale poi noi proseguiremo per il parco, sia perché un po’ di discrezione permette al ciclista di preparare al meglio la sua “impresa giornaliera” (vedi stretching, riscaldamenti vari, passare frettolosamente dall'abbigliamento estivo a quello invernale, ecc…).
Una volta pronti, ci siamo diretti alla volta del rifuigio Pederù ( mt. 1548 ) seguendo una comoda strada asfaltata in leggera salita di 10 km, ideale per scaldarsi la gambe prima della salita. Ci sarebbe anche la possibilità di seguire una strada sterrata sulla sinistra….noi abbiamo evitato questa piccola fatica in più, consci della lunghezza del percorso che ancora ci attendeva.
Una volta raggiunto il rifugio Pederù (detto Ostaria Pederù, in lingua locale), la finestra che ci si è aperta davanti lasciava immaginare allo spettacolo che ci attendeva una volta proseguito.

Ci si può anche soffermare qualche minuto per consultare appositi tabelloni informativi sulla flora e fauna locali, sulle montagne che man mano incontreremo, ecc…

All’incrocio posto proprio di fronte al rifugio, si prende il sentiero con indicato rifugio Fanes e Passo di Limo (sentiero n°7). La strada, per le prime decine di metri è abbastanza pianeggiante, poi comincia a salire con ripetitivi tornanti su fondo ghiaioso che mettono già a dura prova i polpacci dei ciclisti.

Una volta superata questa pendenza iniziale raggiungendo quota 1850 metri, la strada si addolcisce, lasciando riposare le gambe su uno sentiero che costeggia mughi, rigagnoli d’acqua, piccoli laghetti e pascoli alpini, proseguendo con un sali – scendi abbordabile anche al ciclista meno allenato.

Si raggiunge quindi, in prossimità del Fanes, un incrocio che direziona verso un altro rifugio (rif. Lavarella, mt. 2042) da noi evitato per mancanza di tempo. Quindi abbiamo preso alla volta del rifugio Fanes (Utia de Fanes, mt. 2060) seguendo il sentiero n° 10-11 e in pochi minuti abbiamo raggiunto il nostro secondo punto di riferimento, al quale ci siamo fermati per un veloce rifornimento e per scattare qualche foto – ricordo.

Siamo poi rimontati in sella seguendo le indicazioni per Passo di Limo. La strada comincia già da subito a salire, dapprima con un susseguirsi di tornanti di media pendenza, per finire in un’ultima rampa dalla pendenza micidiale che obbliga i ciclisti meno abili a proseguire a piedi. Conclusa questa breve ma intensa fatica si raggiunge il Passo di Limo (Ju de Limo, mt. 2159) dove lo sforzo fatto in precedenza viene ampiamente ricompensato da un panorama mozzafiato a 360° sulle Dolomiti e sul laghetto omonimo (Je de Limo). Superato il laghetto si scende leggermente (saltando le prime indicazioni sulla sx) fino ad arrivare ad un incrocio (mt. 2110, ben segnalato) dove, tra le altre indicazioni, vi è quella per il sentiero n°10. Si prende per quella direzione imboccando l’inizio della discesa che sicuramente appagherà tutti i ciclisti con curve e tratti tecnici tanto impegnativi quanto divertenti.

Nello scendere, circa a metà strada, si passa su un ponticello di legno, chiamato Ponte Alto, che sovrasta il Rio di Fanes da un’altezza di 80m…vale la pena fermarsi! Si continua quindi per il sentiero (da n° 10 diventa n° 10-401) fino a raggiungere, a pochi km dalla provinciale che collega Cortina d’Ampezzo con il Passo di Cime Bianche, un sentiero sulla sx con indicazione per Ra Stua. Prendendolo si raggiunge una sbarra di ferro e da lì inizia la salita per il rifugio Sennes. I primi km sono belli in salita, con pendenze che in certi punti arrivano al 20 % (sentiero n° 6). Dopo ca. 3 km su strada asfaltata, si raggiunge il rifugio Ra Stua (mt. 1668) dove è possibile sostare prima di affrontare l’ultimo pezzo di salita.

La struttura presenza le tipiche fattezze del rifugio di media montagna, accessibile alle macchine e quindi frequentato da famiglie e bambini…insomma, il tipico posto da pic-nic domenicale dove si può trovare l’atmosfera montana senza essere obbligati ad affrontare lunghe camminate.

L’ultimo pezzo di salita si affronta proseguendo per il sentiero n° 6, i primi km si presentano con pendenze pedalabili, tra i pascoli della vicina malga fino a raggiungere una tratta davvero impossibile, 2 km con rampe superiori al 20% su fondo sterrato, che nemmeno con un buon allenamento si riescono ad affrontare montanti in sella e tutti d’un fiato.

Superato quest’ultimo ostacolo si prosegue per circa 1 km, per lo più pianeggiante, tra massi di origine glaciale, fino a raggiungere l'obbiettivo ultimo, il rifugio Sennen (Utia de Senes, mt. 2116).

Da qui poi è tutta discesa. Inizialmente si scende per i pascoli, si raggiunge il bosco tra divertenti tornanti su fondo ghiaioso fino a raggiungere l’ultimo tratto… una serie di tornanti con pendenze vertiginose su fondo cemento + ghiaia che mettono a dura prova i freni della bici e l’attenzione del ciclista.

E’ impressionante come nello scendere si riescano a scorgere allo stesso tempo il rifugio Pederù, a strapiombo sotto di noi, e i rocciatori che si cimentano nell'affrontare una via sulla parete verticale adiacente al sentiero.

Terminata tale discesa abbiamo raggiunto nuovamente il rifugio Pederù (punto di partenza iniziale) e da qui riprendiamo alla volta della macchina, seguendo nuovamente i 10 km di asfalto (questa volta in discesa) che indubbiamente sono un ottimo aiuto per smaltire la fatica accumulata durante la giornata.

martedì, aprile 25, 2006

03-09-05 Balconi sulla Val d'Adige

Seguiamo il percorso proposto da "Mountain Bike World", nei luoghi che per noi sono di casa. Infatti il lago di Monticolo e le sue innumerevoli variazioni, sono la meta preferita per i nostri allenamenti, soprattutto quelli serali dopo il lavoro, visto che si raggiunge con pochi chilometri di ciclabile. Il percorso:

Noi partiamo direttamente da casa in bici, quindi i chilometri sono di più di quelli proposti. L'altimetria:

Partiamo ovviamente da Bolzano, si percorre la ciclabile in direzione di Appiano, qui si può scegliere uno qualunque tra i sentieri che vanno a Monticolo. L'importante è poi ritrovarsi sulla strada forestale che porta ai ripetitori della Rai. Da qui si sale, si supera (con fatica) il cartello che indica 18%, si tralasciano tutte le strade sterrate che si staccano a dx e sx e quasi in cima, si prende la sterrata indicata dal cartello Pfattnerwände. Proseguiamo, teniamo il sentiero di sinistra e in breve arriviamo ad un massiccio tavolo in legno con delle panche. Guardando la piazzola notiamo a sx un sentierino, lo imbocchiamo, percorriamo pochi metri, ad un certo punto tra le piante si vede il vuoto. Siamo arrivati al primo balcone, attenzione se soffrite di vertigini, il parapetto non è previsto.

Quella sotto è l'autostrada, non manca proprio niente, ci sono anche le macchinine e i camioncini.

Siamo a 640 metri s.l.m., la campagna sotto è a circa 240 metri s.l.m., quindi i metri di dislivello sono 400. Un bel saltino.


Ritorniamo sui nostri passi fino al tavolo, da qui proseguiamo per raggiungere il secondo balcone. Questo si affaccia sul lago di Caldaro, vista sicuramente suggestiva ma molto meno emozionante.

Dopo la foto di rito iniziamo il rientro.

lunedì, aprile 24, 2006

10-08-05 Bolzano - passo Mendola - Ronzone - Mezzocorona - Bolzano

Partenza da Bolzano, percorro la ciclabile fino ad Appiano, attraverso il paese e prendo la strada della Mendola. Alcune vedute dalla strada.


Il tratto di strada detto "Le Roccette" sempre sulla strada della Mendola.

Avvicinandosi al passo si intravede la stazione di arrivo della cremagliera, il trenino che, partendo da S.Antonio supera in soli 12 minuti un dislivello di 850 metri con una pendenza media incredibile, ben 64%. La cremagliera di Caldaro è la più lunga e ripida d'Europa.

La salita della Mendola, nonostante l'altitudine relativamente modesta (1363 metri), nel ciclismo è una delle ascese più antiche del giro d'Italia: il primo passaggio risale infatti al 1937 durante la tappa Merano - Gardone Riviera vinta da Gino Bartali. Salita nel dettaglio: partenza da Appiano 405 metri s.l.m., lunghezza 14,4 Km, dislivello 958 metri, pendenza media 6,7%, pendenza max 10%, tornanti 15, quota massima raggiunta 1363 metri s.l.m..

Una volta giunto al passo, mi dirigo a Ronzone, per recuperare un compagno di pedale. Sarà molto utile al ritorno visto che per lui il giro parte in discesa. Da Mezzocorona a Vadena spero stia davanti il più possibile, anche se lui la Mendola la affronterà al pomeriggio, se vuole tornare a casa. Eccoci alla partenza da casa sua, già utilizzata in passato come punto di partenza per la Rampibike.

Ripartiamo in direzione Romeno, passiamo poi i paesi di Malgolo, Dermulo, Segno, qui deviamo per la vecchia strada della Rocchetta in direzione di Vigo de Ton. Essendo ormai ora di pranzo, ci fermiamo ad un ristorante noto agli abitanti della zona e ai "camionisti" di passaggio, si mangia bene e si spende poco. Noi ci manteniamo leggeri, perchè dalla fine della discesa ci saranno circa 40 Km in piano. Vedute dalla strada.


Ripartiamo e poco dopo prendiamo la stada per La Rocchetta, strada chiusa al traffico che ci porta quasi fino a Mezzocorona. Da qui ci dirigiamo verso Grumo e poi al ponte di S.Michele, dove, subito prima, si stacca la ciclabile per tornare a Bolzano. Fortunatamente abbiamo il vento a favore e troviamo un altro ciclista che fa la nostra stessa strada e dopo due chiacchiere, ci attacchiamo. Arriviamo così al ponte di Vadena dove ci separiamo, io torno a Bolzano e il mio amico deve andare verso Caldaro e farsi poi la salita della Mendola per tornare a Ronzone. Vista dal ponte di Vadena.

Finalmente arrivo a casa ed essendo il primo giro a tre cifre "chilometriche" scatta la foto. Tempo totale , pause comprese, circa 7 ore. Tempo di pedalata 4 ore e 45 minuti. Chilometri totali 112.

domenica, aprile 23, 2006

09-07-05 Sulle tracce della Rampibike della Val di Non

Abbiamo seguito il percorso della Rampibike della Val di Non, nota gara di MTB, iscritta fino al 2005 nel Rampitour d'Italia. In realtà anche quest'anno è tra le gare in calendario, però il percorso è cambiato, partirà infatti da Trento e passerà sul Monte Bondone. Noi siamo partiti da Ronzone anzichè da Cavareno per comodità, potendo disporre della casa di un amico (quello a dx nella foto) che ci ha fatto da "campo base". Il giro comunque lo abbiamo fatto completo. Il gruppo dei bikers alla partenza dal "campo base".

Partenza da Ronzone, presso l'albergo Arsen, si sale al ristorante Paradiso in soli 1,50 Km piuttosto ripidi. Da qui si scende in direzione Ruffrè poi si prosegue in direzione Molini Amblar. Da qui inizia la salita più impegnativa che ci porterà in località Bocca delle Valli 1440 metri. L'immancabile "sosta ristoro".

Proseguiamo e dopo un breve tratto piano iniziamo una discesa di circa 9 Km direzione Amblar e Don. Risaliamo leggermente verso Cavareno, luogo di partenza della gara. Alcune vedute da Cavareno.

Da qui si prosegue in direzione del lago Smeraldo, attraversando il così detto canyon.

Arriviamo nel parcheggio antistante la pizzeria sul lago Smeraldo (pizza ottima), ma a spinta perchè nell'ultima rampa una catena ci ha lasciato. Strano, non ci era mai successo.

Non ci perdiamo certo d'animo per una catena, infatti, mentre qualcuno lavora, noi ci distraiamo con l'acquario.

A riparazione avvenuta si riparte alla volta di Sedruna, passiamo Zancar e arriviamo al nostro punto di partenza, Ronzone. Il percorso di circa 43 Km è bellissimo, non troppo difficile e molto vario, vi sono infatti salite, discese, tratti tecnici, sterrati, single trek e anche alcuni guadi (acqua gelida). Non ci resta che ricaricare le auto e tornare a Bolzano, in fretta però perchè si sta mettendo a piovere.

giovedì, aprile 20, 2006

22-05-05 88° Giro d'Italia - tappa 14 - Egna / Livigno

In attesa del passaggio della gara ci piazziamo al primo GPM di giornata, in cima alla salita di Meltina. Questa l'altimetria della tappa, tratta da "La Gazzetta dello Sport". Per gli appassionati è la famosa tappa nella quale Ivan Basso andò in crisi affrontando lo Stelvio.

Arriva il primo, Josè Rujano (ore 11.13)

Arriva anche Damiano Cunego (ore 11.14)

Passa il gruppo degli immediati inseguitori tra cui: Danilo di Luca e la malia ROSA Paolo Savoldelli. Coperto da quest'ultimo c'è proprio Ivan Basso (ore 11.15)

In coda a questo gruppo ci sono Gilberto Simoni e la maglia CICLAMINO Paolo Bettini (casco d'orato). Il gruppo, lungo questo deciso strappo si è frazionato.

I gregari in coda al gruppo soffrono ... quasi tutti (ore 11.17)


Altri, meno palesemente, seguono le ammiraglie in scia (ore11.19).


La salita comunque è tosta, noi l'abbiamo affrontata in MTB, in più noi, passata la tappa, tornavamo a casa e non avevamo altri 170 Km più "Re" Stelvio e tanto per gradire qualche altra salitella da fare, ma attaccarsi alle auto ...

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